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18/07/2019

Fu la paura a renderlo audace. (Ovidio): il blocco della performance, riconoscerlo per superarlo

Giornata di sole, calma, un silenzio quasi surreale. All’improvviso un gran fragore, una folata di vento fa sbattere forte una finestra aperta, quasi addormentata nell’attesa della sera. Il vetro si infrange in mille pezzi che cadono a terra, uno dopo l’altro. Nello stesso momento dall’altra parte del mondo un manager, giacca e cravatta, fa il primo gradino di un palco davanti a un auditorio gremito, persone eleganti, nulla lasciato al caso. Forse la centesima volta che sale su un palco per un evento della sua azienda. Ad un certo punto la bocca si fa secca, il cuore sembra volere uscire dal petto, l’ultimo bottone della camicia serrato sembra un cappio che si fa via via più stretto. L’uomo inizia il suo discorso, una parola mangia l’altra, un paio di minuti e solo un pensiero riecheggia forte nella sua mente “Mai più”, “Mai più”, “Mai più”.

Cosa accomuna questi due eventi tanto distanti negli accaduti?
Sono imprevedibili, forti nelle loro manifestazioni, un fulmine a ciel sereno. Ma veniamo più nello specifico al nostro manager. Come è possibile che una persona tanto esperta nel suo lavoro e tanto sicura nel relazionarsi agli altri, possa esperire un simile vissuto e decidere di non esporsi più in pubblico?

Questo accade a molte persone, non solo quando si tratta di parlare in pubblico ma in tutte le situazioni in cui sentono, sanno, di confrontarsi con una performance. Potrebbe trattarsi del neo assunto appena arrivato in azienda. Con quanta soddisfazione ha superato gli altri candidati ed ottenuto il posto. Ora non sono le aspettative della sua responsabile che lo preoccupano ma le sue, “voglio dimostrare che non so solo studiare”, “mi piace questa azienda e voglio mettercela tutta per fare bene” “non posso sbagliare, cosa penserebbero di me?”.Ed ecco la richiesta di cimentarsi in un’ attività che a prima vista pare “impossibile” e la risposta non detta, agita: rimandarla, non chiedere maggiore spiegazioni, dedicare tutto il tempo alle restanti attività.

E se invece si trattasse della responsabile tanto fidata e stimata da tutti?Di mezza età, una vita dedicata all’azienda tanto da conoscerne gli angoli impolverati, la stanza dove “soggiorna” l’albero di natale quando non è festa, capace di capire come stanno i colleghi da uno sguardo. Il nuovo arrivato però non è un collega ma un gestionale evoluto, capace di fare con un click quanto lei impiegava ore ad elaborare con complesse formule di excel. Ed ecco arrivare la paura…”riuscirò a capire come funziona?”, “non posso sbagliare, cosa mi diranno?”. Ultimo alla sera nello spegnere le luci e ad uscire dall’azienda lui, impensato per questo tipo di dinamica, l’imprenditore. Quante decisioni ha preso nell’essere passato da un’azienda artigianale ad una industriale a tutti gli effetti?Migliaia. Ed ora si aggira come uno spettro un pensiero “Sarà la decisione giusta?”, questo timore è celato, un pensiero che diventa giorno dopo giorno un’ossessione il cui risultato è non decidere più.

Questi solo alcuni esempi di come si può manifestare il blocco della performance, ovvero di comportamenti che vengono bloccati dall’ansia, per la paura di fallire, di non essere all’altezza, di fare una figuraccia, di sbagliare. Anche chi ha sempre dimostrato ed agito una certa sicurezza in sé può essere colto all’improvviso, in un particolare momento della sua vita da queste sensazioni. Il risultato comune è il non agire, il rimandare, il trovare giustificazioni ed alibi alle mancate azioni. Tutto in nome dell’evitamento. Tanto più si teme qualcosa, tanto più lo si evita e questo diventa un fantasma che insegue la persona notte e giorno.
Tanto meno mi espongo, tanto più mi sento al sicuro, tanto più divento incapace nel tempo di affrontare ciò che temo. Pessoa a tal proposito recitava “Porto addosso le ferite di tutte le battaglie che ho evitato”. E’ proprio questo che desideriamo, avere cicatrici di sfide nemmeno affrontate?
Tentare di controllare le reazioni fisiche è un altra via percorsa per non mostrare agli altri il proprio timore, disagio. Ma come ben sappiamo, è impossibile arrestare la sudorazione, rallentare il battito del cuore, riprendere la salivazione. E’ il tentativo di avere costantemente il controllo su di sé che fa perdere il controllo. Affrontare ciò che si teme diventa quindi l’unico modo per non continuare ad essere inseguiti dal fantasma, ma anzi per andargli incontro, toccarlo con un dito e farlo così svanire.